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12 Maggio 2008
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VARIE - Fanfic - Chi sei? (1a parte)

Descrizione

Attraverso il vetro della sala operazioni, il Generale Hammond osservava
l'imponente Stargate, preoccupato ed assorto... Nonostante fossero ormai anni che veniva utilizzato, a lui quella “cosa” non piaceva. Sarebbe stato di certo molto più tranquillo il giorno in cui si sarebbero finalmente decisi ad eliminare definitivamente quella fonte di pericolo costante...

Era un'arma a doppio taglio e, secondo lui, più rischiosa che di aiuto.

Venne scosso dai suoi pensieri da qualcosa che riuscì a decifrare solo dopo alcuni secondi...

Era una vibrazione, leggera, appena percepibile, ma sufficiente per essere registrata dai suoi sensi sempre all'erta.

”Generale!” Uno degli addetti ai monitor, sembrava decisamente agitato.

”Stà succedendo qualcosa... Il passaggio si stà attivando!”

Il Generale attraversò a grandi passi la sala, fino a raggiungere i monitor che mostravano tutti i dati dello Stargate...

”Le letture di energia stanno salendo velocemente... “ mormorò più a se stesso che altro.


”Chi lo ha attivato senza il mio ordine!” ruggì alla fine.

Il tecnico seduto alla consolle impallidì visibilmente prima di rispondere ”Veramente... Non siamo stati noi...“

Gli occhi del Generale si ingrandirono di colpo, quando riuscì a realizzare tutte le implicazioni di quella risposta.

”Chiudete l'iride!” ordinò ad alta voce.

L'uomo si apprestò ad eseguire l'ordine, dopodichè si rivolse nuovamente al Generale.

"Deve esserci un guasto! L'iride non si chiude!"

Hammond imprecò sottovoce prima di dare nuovi ordini...

"Allarme generale..." urlò infine."Voglio immediatamente venti uomini in assetto da combattimento in quella stanza! E chiamate il Colonnello O'Neill ! Voglio che sia presente !"

In quel momento Jack O'Neill stava camminando senza fretta lungo uno degli immensi corridoi della base.

Si stava dirigendo al suo alloggio. Hammond aveva accettato di dare alla squadra SG1 una settimana di libertà. Erano esausti e, il continuo stress a cui erano sottoposti, li stava lentamente distruggendo.

Il primo allarmante segnale di stanchezza percepito, erano i continui piccoli litigi che tormentavano la squadra da qualche tempo. Erano visibilmente stanchi e questo li portava ad essere insoddisfatti e perennemente nervosi. Le squadre SG2 e SG3 erano occupate in missioni su altri pianeti e non si sarebbero nemmeno accorti della loro assenza...

Samantha, Daniel e Teal'c avevano già lasciato la base da qualche ora, diretti ognuno alla propria meta. E lui sarebbe stato il prossimo.

Quando l'allarme della base venne attivato, l'uomo si fermò rassegnato, in attesa di notizie.

Dagli altoparlanti interni, la voce dell'addetto alle comunicazioni, fece trasparire tutta la sua agitazione...

"Allarme generale... Colonnello O'Neill presentarsi immediatamente nella sala dello Stargate!"

Jack esitò per un istante, prima di partire di corsa verso la sala. Arrivò nel preciso istante in cui il passaggio si stava attivando.

"Che succede?" chiese immediatamente al Generale che lo aveva appena raggiunto.

"Stiamo per ricevere visite..." Gli rispose lui in tono serio."Speriamo solo che siano bene intenzionati!" Concluse a bassa voce.

A quel punto l'attenzione generale venne catturata da ciò che stava emergendo dallo Stargate.

Un rumore di sicure, che venivano tolte, riempì l'aria ed ogni arma presente in quella stanza venne puntata nella direzione dell'ospite inatteso.

Un silenzio imbarazzato accolse la comparsa dell'alieno.

"Ma che diav..." Imprecò il Generale sottovoce. "E' una ragazza!" Constatò visibilmente seccato.

Nel silenzio che calò nella sala, O'Neill ebbe modo di studiarla accuratamente. Era un umanoide alta circa un metro e sessanta, sui cinquantacinque chili. Se fosse stata terrestre avrebbe stimato la sua età intorno ai venticinque, trent'anni. Aveva dei lunghi capelli castani legati strettamente in una treccia e teneva gli occhi leggermente socchiusi, come per difendersi da una luce troppo intensa.
Definire il loro colore, così, era impossibile. La giovane indossava un paio di pantaloni aderenti, neri, ai quali era appeso un piccolo pugnale riccamente rifinito; ed una camicia di due taglie più grande di lei, anch'essa nera. Dietro alla schiena portava, legata con un laccio che le attraversava diagonalmente il petto, una spada la cui foggia ricordava in maniera impressionante le katane giapponesi. In quel momento, la ragazza estrasse dal taschino della camicia un paio di occhiali con lenti molto scure e se li infilò velocemente.

Un leggero sorriso di sollievo comparve sulle sue labbra.

La giovane fece un passo in avanti. Teneva le mani alzate, in un inequivocabile gesto di resa e sulle labbra, un sorriso disarmante e rassicurante allo stesso tempo. Con un gesto deciso si slacciò la spada e si tolse il pugnale dalla cintura. Li appoggiò per terra accanto ai propri piedi.

O'Neill abbassò la sua pistola sentendosi improvvisamente alquanto stupido a puntare la sua arma contro quella creatura indiscutibilmente innocua.


Ma fu l'unico.

"Salve!" Disse finalmente la giovane rompendo così l'opprimente silenzio carico di tensione che si era creato. "Potete abbassare quei fucili... Come potete vedere non ho altre armi con me e, vi assicuro, nemmeno intenzioni ostili."

Ad un cenno del Generale tutti i soldati si rilassarono.

"Chi è lei e che cosa vuole?" Domandò bruscamente l'uomo. "In sostanza... Perchè è qui?"

La ragazza si guardò attorno a lungo prima di parlare.

"Prima di rispondere alla sua legittima domanda, ne avrei io una da porre a lei... Potrebbe essere un po' più preciso e definire meglio la parola QUI? Dov'è QUI?"

O'Neill represse un sorriso. Percepiva in quella ragazza gli stessi dubbi e le stesse esitazioni che assalivano lui e la sua squadra all'inizio di ogni missione. Le rispose senza nemmeno rendersene conto.


"Benvenuta sul pianeta Terra" le disse salutandola in modo militare.

La giovane imitò goffamente il suo saluto.


"Grazie, mi chiamo Ramani e sono stata mandata in rappresentanza del pianeta Ken'Shu". La ragazza eseguì un complicato gesto di saluto con le mani prima di concludere."A nome del mio popolo vi porgo i miei omaggi"

Il Generale si portò esasperato una mano sugli occhi."Ci mancava solo un'ambasciatrice!" Sbuffò.

Ramani scese con una certa grazia lo scivolo dello Stargate arrivando così di fronte ai due ufficiali.


"E' disposto a parlare con me?" chiese candidamente.

Ad un ordine del Generale la ragazza venne portata via da alcuni soldati. E' superfluo dire che la cosa non fece molto felice Ramani.

Il Generale e O'Neill si misero in disparte per poter discutere della questione.

"Cosa ne pensa Colonnello?" Chiese incerto Hammond.

"Prima di farmi un'opinione vorrei sentire cosa ha da dirci." Fu la risposta
dell'uomo.

"E sia, ediamo cosa vuole." Sentenziò il Generale uscendo dalla sala.

Quando, dopo quasi un'ora i due uomini raggiunsero Ramani, la giovane si trovava in infermeria.
Era seduta su di un lettino e si stava rivestendo.

Arrossendo, estremamente imbarazzata, si infilò la camicia abbottonandosela velocemente.

"Spero siate soddisfatti! Il vostro medico mi ha esaminato in maniera davvero
accurata."
- Ruggì, cercando di mascherare il suo disagio.


"Ora sapete, su di me, più cose della mia stessa madre!" finì scendendo dal lettino.

Hammond guardò interrogativamente il medico che si sbrigò a puntualizzare, "Per quel che mi riguarda è a posto."

Così venne trasferita in una stanza per essere interrogata.

Non fu difficile avere dalla ragazza una descrizione minuziosa della sua storia. Ramani non chiedeva altro che di poter chiarire la sua posizione.

"Molti anni fa..." cominciò a raccontare "All'epoca, nemmeno ero nata, trovarono in una grotta uno strano oggetto, ci vollero anni ed anni di studi per riuscire a scoprire tutti i segreti di quell'inquietante opera, ma alla fine riuscirono a decifrare tutti i simboli che ne circondavano la corolla. Si resero così conto di avere tra le mani un portale con il quale potevano avere accesso ad altri pianeti. Ma anche una porta dalla quale,
altre culture, avrebbero potuto arrivare sul nostro mondo. L'enigma era: Quante culture positive ci sono nell'universo? E quante negative?"
La ragazza guardò O'Neill sorridendo.


"Credo che anche voi siate arrivati alle stesse conclusioni visto il comitato di benvenuto che ho trovato al mio arrivo. Noi siamo un popolo pacifico, facile preda di qualche cultura aggressiva! Così venne deciso di mandare qualcuno sui vari pianeti per poter avere un quadro dettagliato delle culture che potevano avere accesso al mio pianeta. E, in caso, per poter intraprendere delle relazioni pacifiche con loro." La ragazza rimase in silenzio per qualche istante, per lasciare il tempo ai due uomini di assimilare tutto il suo discorso. Dopodichè riprese a
parlare. "Lei, prima, mi ha chiamata ambasciatrice. In realtà io sono semplicemente una vedetta. Mandata in avanscoperta per saggiare il terreno e le intenzioni delle popolazioni degli altri pianeti."

Jack si avvicinò alla ragazza. "E noi, come siamo stati catalogati?" Le chiese in tono scherzoso.

Ramani alzò i suoi occhi limpidi e tranquilli su di lui.

La stanza era semibuia e la giovane, nell'entrare, si era subito tolta gli occhiali. L'uomo riuscì finalmente a vedere i suoi occhi per bene. Rimase scioccato. Erano incredibili!
L'iride era rotonda ma il colore era impossibile da capire, in quanto cambiava continuamente tonalità! Ma la cosa più strabiliante era la pupilla che aveva la vaga forma di una clessidra e che, invece di essere nera, era color argento. Rimase come affascinato a contemplarne la misteriosa bellezza, come calamitato da questo sguardo alieno, mentre la ragazza, con tutta calma, gli rispondeva.

"Da quello che ho potuto constatare, siete rozzi! Diffidenti! Immaturi e subito pronti alla violenza! Ma potreste anche essere buon materiale per scambi con la mia
razza."
Ramani sorrise a O'Neill che ancora non era riuscito a staccare gli occhi dai suoi.


"Tra qualche anno, se riuscite a crescere, prima di autodistruggervi!" Concluse alzandosi in piedi e facendolo così uscire brutalmente da quella specie di ipnosi in cui era caduto.

"Devo essere sincera. Sono venuta da molto lontano, piena di speranze. Ma, da quando sono arrivata, ho subito
un affronto dietro l'altro. Trattate sempre così i vostri ospiti voi? Li rinchiudete in celle fatiscenti,
trattandoli come criminali non graditi? Sono davvero delusa."


I due uomini si guardarono per qualche secondo negli occhi.

"Ramani" attaccò il Generale. "Sono più che certo che lei capirà le nostre ragioni. Come ha detto prima, non si può sapere se, chi attraversa il passaggio, è pericoloso o no! E, se mi permette, tutte le sue rassicurazioni delle sue buone intenzioni, non hanno molto valore per noi!"
L'uomo le indicò la sedia invitandola a sedersi nuovamente.

"Si, lo capisco" rispose lei sedendosi rassegnata. "Ma sapeste quant' è frustrante!"

"Dal posto da dove vengo, la mia parola è accettata come verità, invece ora...non sono abituata a lottare per dimostrare la mia buona fede." La giovane si rattristò per un attimo. Fu solo un breve attimo, che però non sfuggì ai due uomini.

O'Neill si sedette sul tavolo, di fronte alla ragazza.


"Ci sono entità aliene chiamate Goa'uld" cominciò a spiegare. "Sono esseri che si installano
all'interno di corpi umanoidi, prendendone il controllo. Sono creature spietate che mirano alla conquista dell'universo. Noi gli abbiamo pestato i calli in più di un'occasione e, quindi, temiamo che tentino di infiltrarsi in questa base.
E' per questo motivo che siamo così sospettosi."


Ramani annuì pensierosa. "Adesso capisco tutto. Goa'uld, avete detto?"
chiese curiosa. "Ne ho sentito parlare e sempre con terrore!" Ammise preoccupata.
O'Neill e Hammond si guardarono negli occhi e furono subito d'accordo. L'interrogatorio era finito.



Jack O'Neill camminava con passo deciso, tipico di un militare. Ramani gli trotterellava al fianco, cercando di tenere il passo con lui.

L'uomo era, chiaramente, di cattivo umore. Il Generale, nell'uscire dalla stanza, gli aveva domandato se si fidava di quella ragazza e lui, senza nemmeno pensare, aveva
detto "Si, mi sembra sincera, io mi fido!"


Hammond, allora, lo aveva liquidato rispondendogli "Bene! Perché da adesso, Ramani, è sotto la sua responsabilità.
La affido a lei!"
Poi se ne era andato pienamente soddisfatto.

"E così, addio alla mia vacanza!" bisbigliò seccato mentre svoltava per infilarsi in un altro corridoio.

Si girò a guardare Ramani. La ragazza gli sorrise.

"E' quasi ora di cena, andiamo a mangiare?" Le chiese cercando di nascondere il suo malumore sorridendo.
D'altronde, lei, non aveva colpa di quello che era successo. Ramani divenne subito allegra.


"Questo vuol dire che mi ridarete le mie armi per andare a caccia? Non volevo sembrare sfacciata, ma senza, mi sentivo un po' nuda!"
gli confidò. O'Neill si fermò di colpo.


"Qui non avrai bisogno delle tue armi, ne di
cacciare. In mensa troverai tutto il cibo di cui hai bisogno!"
Jack era estremamente divertito. Con tutta la loro civiltà progredita, gli abitanti di Ken'Shu, per nutrirsi, andavano ancora a caccia, come facevano gli uomini delle caverne, sulla Terra.
La ragazza lo guardò stupita ed affascinata. Poi si lasciò condurre in mensa dove consumò un'abbondante porzione di petti di pollo impanati.

Mentre mangiavano, il Colonnello, ebbe modo di avere molte informazioni da Ramani.

Scoprì, così, che il popolo della ragazza non cuoceva mai la carne prima di mangiarla, ma la condiva con salse a base di frutta e verdura. Il fatto, poi, di andare a caccia per procurarsi il cibo, era una radicata tradizione che loro si tramandavano da generazioni che serviva a mantenere il corpo attivo e, contemporaneamente, ad acutizzare i sensi. Loro uccidevano solo quel poco di selvaggina che serviva per sfamarli e le prede venivano scelte tra le creature ferite o al termine del loro ciclo biologico. Niente cuccioli o animali che avrebbero potuto dare ancora un contributo
all'ecosistema.

O'Neill, ascoltava affascinato Ramani, raccontare le particolari regole e gli intricati rituali di caccia che lei aveva imparato da bambina, rendendosi piano piano conto dell'enorme differenza che c'era tra i loro due mondi.

Si ritrovò a pensare a Daniel. Peccato che non fosse lì! Avrebbe sicuramente trovato emozionante la compagnia di quella Donna. Così misteriosa ed aliena. Con tutti i suoi rituali, che stridevano se messi a confronto con la sua intelligenza e la sua perspicacia. L'avrebbe certamente trovata un'interessante oggetto di studio.

Finirono il pasto in allegria raccontandosi alcuni divertenti aneddoti che li avevano visti protagonisti.
Alla fine il suo umore era notevolmente migliorato ed avevano anche cominciato a darsi del tu.
Mentre si stavano dirigendo all'alloggio che era stato assegnato alla ragazza, fecero anche un'altra scoperta. Il fisico di Ramani non gradiva la carne cotta! Lo stomaco della giovane si ribellò al cibo indesiderato, causandole forti crampi e un attacco di nausea. La ragazza era impallidita di colpo, inginocchiandosi in preda ai crampi e spaventando a morte il povero O'Neill che l'aveva portata di corsa in infermeria. Fortunatamente, la cosa non era grave
e, con lo stomaco finalmente libero e una leggera dose di tranquillanti nel corpo, aveva dormito per tutta la notte.

C'erano voluti solo tre giorni, perché la ragazza imparasse tutto quello che c'era da sapere sulla Terra e sulla civiltà
Terrestre. Aveva assorbito come una spugna, tutte le informazioni che le erano state fornite e, da parte sua, aveva chiarito, spiegando in maniera minuziosa e dettagliata, tutto quello che le era stato chiesto sul suo pianeta e sulla sua gente. In pratica, era stato uno scambio alla pari. Oramai, Ramani, era pienamente autosufficiente e la sua sorveglianza era ridotta al minimo. La fiducia in lei era stata pienamente dimostrata quella mattina quando, Hammond in persona, le aveva restituito le sue armi. Anche se, in verità, le era stato chiesto di conservarle nella sua stanza fino al giorno della partenza.


Consumò la cena nella sua camera. Come aveva imparato a fare negli ultimi due giorni. Purtroppo si era resa conto che i suoi pasti risultavano poco graditi alle altre persone della base. Anche se non riusciva a capire, che cosa ci fosse di rivoltante, nel mangiare carne cruda.

Con un tovagliolo si ripulì le labbra dai residui di sangue lasciati dalla sua cena, lasciandolo poi sul tavolo. Un quadrato di stoffa candida macchiato di vermiglio. Dopodiché prese la spada ed il pugnale ed uscì dalla stanza. Si diresse, con passo deciso, alla sala di controllo dello Stargate. Era ora di completare la missione e di tornare a casa.
Con stupore, si rese conto di essere triste. Il solo pensiero di lasciare quel mondo la riempiva di
malinconia. Ma quello che la faceva stare peggio era il pensiero di ciò che sarebbe accaduto dopo la sua partenza.
La sua coscienza si stava ribellando. Aveva come la sensazione che, l'epilogo della sua missione, non fosse propriamente “etico”.
I suoi occhi si velarono di lacrime. Ormai era tardi per tirarsi indietro!

La sua comparsa in sala controllo fu accolta con un sorriso.

"Ciao Ramani, dovresti sapere che non puoi stare qui, senza permesso!" Fu l'unica cosa che l'uomo riuscì a dire, prima che la ragazza l'atterrasse con un pugno in pieno viso.

"Mi dispiace" sussurrò tristemente Ramani mentre apriva l'iride ed inseriva le coordinate del proprio pianeta.

Impostò un timer automatico per l'attivazione e se ne andò di corsa. Aveva solo tre minuti!
Mentre usciva dalla sala, estrasse il suo pugnale e, sganciandone il manico, ne estrasse un minuscolo oggetto.
Mentre lo attivava ricordò le raccomandazioni che il suo maestro le aveva dato, prima di partire. Dal momento in cui il congegno veniva agganciato al portale, aveva tre secondi per attraversarlo, prima del collasso definitivo di tutti i
componenti dello Stargate. Erano un margine davvero esiguo, ma più che sufficiente.

Si bloccò di colpo sulla porta della sala dello Stargate. All'interno, qualcuno, la stava aspettando. Era O,Neill!

L'uomo aveva notato la ragazza che, cercando di passare inosservata, si dirigeva verso la sala di controllo. Aveva cominciato a sospettare qualcosa, così aveva deciso di aspettarla lì, per chiarire la faccenda.

"Te ne vai senza salutare?" le chiese avvicinandosi.

Ramani lo fissò intensamente. Avrebbe voluto dire qualcosa, ma le parole non ne volevano sapere di uscire.


"Mi dispiace, ma devo andare" riuscì infine a dire.

"E quello?" le disse indicando il congegno che la ragazza teneva in mano. "E' un regalo d'addio?"

Ramani cercò di dirigersi al portale, ma O'Neill la fermò prendendola per un braccio. In quel momento il passaggio si aprì.
Nello stesso momento, Ramani, colpì l'uomo con un pugno, mandandolo a terra. Jack restò perplesso per una frazione di secondo, prima di alzarsi e tentare di fermare nuovamente la ragazza. Fu uno scontro duro anche se, inconsciamente, nessuno dei due riusciva a colpire con tutta la forza.


Dopo alcuni scambi, avevano comunque, entrambi, parecchi lividi. Ramani colpì O'Neill con un calcio, prendendolo in pieno petto e scaraventandolo sul pavimento, dopodiché cercò di raggiungere il portale. Era a metà dello scivolo e si stava preparando ad agganciare il congegno ad uno dei simboli, quando improvvisamente il passaggio si chiuse.
La ragazza rimase impietrita a guardare fisso davanti a se, poi si girò per osservare la stanza di controllo.
L'operatore che aveva messo fuori combattimento, si era ripreso ed aveva spento tutto, ed ora la osservava con
ostilità attraverso il vetro. Ramani scese barcollando lo scivolo, fino ad arrivare di fronte al Colonnello che, nel frattempo, si era rialzato.

"Insomma! Si può sapere chi sei realmente tu? C'è almeno una briciola di verità in quello che ci hai raccontato
finora?"


L'uomo era davvero furioso. Si era fidato di lei ed aveva scoperto di essere stato abilmente preso in giro. Si sentiva tradito e non riusciva a sopportarlo.

"Io non ti ho mentito!" Il tono di Ramani era carico di dignità. Nei pochi giorni che aveva passato lì, aveva cominciato ad apprezzare quella gente ed era stato sempre più difficile decidere di sabotare i loro impianti. Le sue convinzioni avevano piano piano cominciato a vacillare ed aveva iniziato a chiedersi se, ciò che stava facendo, fosse davvero giusto. Però lei era una donna forte ed orgogliosa ed alla fine il suo senso del dovere aveva preso il sopravvento. Anche se, in fondo, era contenta di essere stata scoperta e fermata.
L'unico suo rimorso era l'aver tradito la fiducia che Jack O'Neill le aveva concesso.

"A questo punto, tanto vale che ti racconti tutto" Ramani chiuse gli occhi sospirando, mentre prendeva fiato per raccontare la sua verità.

"Il mio è veramente un popolo pacifico. Le faide tra di noi ormai sono solo un vago ricordo. Un brutto capitolo della nostra storia che stiamo cercando di riscattare.
Devi sapere che tutti i membri della nostra società ricevono una preparazione di alto livello in ogni campo: fisico, scientifico, culturale, artistico, astronomico. Ma ad alcuni bambini, particolarmente dotati, fortemente ricettivi e fisicamente adatti, viene insegnato qualcosa di più.
Imparano ad usare ogni arma e, in caso, ad adattarsi ad ogni situazione. Vengono loro insegnate tecniche di combattimento corpo a corpo e a diventare degli abili strateghi.
In questo modo si è venuto a creare un corpo di soldati d'elite. Intelligenti, preparati e, purtroppo, anche letali. Gli unici baluardi che possono difendere il pianeta, in caso di attacco. Quando il portale è stato rinvenuto, immediatamente tutte le implicazioni di questa scoperta ci sono state chiare! Ma anche tutti i rischi! Se ne è discusso a lungo e le opinioni sul suo utilizzo erano molto discordi.
Si sono create due correnti di pensiero: c'era chi era fermamente deciso a distruggere il portale, convinti che avrebbe solo causato guai. Mentre gli altri si erano lasciati affascinare dall'idea di poter viaggiare attraverso l'universo alla scoperta di nuove razze. Alla lunga, il fascino dell'ignoto, riuscì a prevalere sulle nostre paure. Così alla fine decisero di affidare ad una sola persona il compito di attraversare il portale, per poter studiare gli altri pianeti ed avere così una visione dell'universo che ci circonda. E qui entro in gioco io. Ho scoperto io il portale e quindi ne ho una conoscenza approfondita, avendo avuto modo di seguire dall'inizio ogni piccolo progresso fatto nella traduzione. Questo mi ha messo in una situazione privilegiata, quando venne deciso di mandare una persona dall'altra parte. In più il mio aspetto è stato un'altro punto a mio favore. Non incuto abbastanza paura da causare una reazione violenta nel momento in cui arrivo."


A quelle parole, O'Neill sorrise. Effettivamente la sua comparsa aveva causato diverse emozioni, stupore, ammirazione, sollievo. Ma non di certo timore. La ragazza sembrò non accorgersi di quel sorriso, perché continuò imperterrita.


"Ma, prima di partire, mi spiegarono anche che avrei dovuto rendere inoperante in modo definitivo ogni portale che avrei trovato." Ramani sembrava davvero
abbattuta.


"Mi dissero che non potevo permettere che qualcuno conoscesse le coordinate del nostro pianeta."
ammise amaramente.

L'uomo la prese con forza per le braccia.


"Se è vero che ci hai studiato, dovresti esserti resa conto che anche noi attraversiamo lo Stargate solo per motivi di studio!"
la donna sospirò rumorosamente.


"Certo, si capisce subito che voi non siete animati da cattive intenzioni. Ma chi mi ha mandato qui,
mi ha anche dato istruzioni precise: assimilare quanto più potevo della vostra specie e distruggere il vostro portale. Non ci sono ma e non ci sono se."
si giustificò lei.

"Anche se comunque, ora, non ha più importanza." Ramani sembrava sinceramente sconvolta e O'Neill la guardò a lungo interrogativamente, prima di chiederle "Perchè non ha più importanza?"
Lei alzò lo sguardo su di lui. Sembrava così stanca e stravolta. Istintivamente la lasciò andare. Rimase fermo a fissarla negli occhi. Quei suoi due occhi magnetici nei quali ci si poteva anche perdere.

"Perché non vedendomi tornare, dopo aver attivato il passaggio, hanno sicuramente capito che qualcosa è andato storto. E l'unica alternativa, per evitare ogni pericolo è distruggere il portale!" La ragazza rimase immobile, come paralizzata, per parecchi secondi. Solo ora comprendeva la portata di quello che era successo.

"Non posso più tornare a casa" Sussurrò. Il suo sguardo era perso nel vuoto ed un grido di agonia le martellava la testa.

Non avrebbe più rivisto la sua gente, i suoi amici, i suoi parenti, i suoi insegnanti. Mai più.

Quando aveva accettato questo incarico, conosceva i rischi a cui sarebbe potuta andare incontro e li aveva accettati. Ma, in realtà, non aveva mai realmente creduto che potesse succedere qualcosa di così definitivo.
O'Neill le appoggiò una mano sulla spalla.


"Mi dispiace..." Furono le sole parole di conforto che riuscì a dire.

Ramani si sedette sulla passerella dello Stargate e, dopo essersi coperta il viso con le mani, cominciò silenziosamente a piangere.



continua...

Questo racconto è stato scritto da Ramani

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