|
|
VARIE -
Fanfic - Lasciarti andare? Mai! (2a parte)
|
Descrizione
...1a parte
Nella stanza dello Stargate, la squadra SG1 era quasi al completo. Mancavano solo gli ultimi due elementi. Quando l’imponente figura di Teal’c fece la sua comparsa sulla porta, ci fu qualche risata a bassa voce. La causa, non era Teal’c stesso, ma il passeggero che si portava sulla schiena. Ramani se ne stava beatamente aggrappata all’uomo, le braccia avvinghiate attorno alla sua gola per sostenersi e le ginocchia strette ai fianchi. In poche parole, se ne stava a cavalluccio. Il Jaffa, impassibile e serio, arrivò di fronte a
O’Neill. "Non è che c’è la speranza di dimenticarsela su qualche pianeta?" propose in tono esasperato.
La ragazza diede un bacio alla nuca del possente personaggio.
“Grazie del passaggio” gli sussurrò, prima di lasciarsi scivolare a terra.
Jack costatò con soddisfazione la tranquillità di Ramani. Ormai era più di un mese che la ragazza si era insediata alla base, però solo nell’ultima settimana sembrava essere tornata in pace con se stessa.
Purtroppo, da quando si era resa conto di non poter più tornare a casa, la giovane era caduta in uno stato di depressione veramente preoccupante. Secondo la Dottoressa Fraiser, che l’aveva osservata, se quello stato di abbattimento fisico e morale fosse perdurato a lungo, la giovane avrebbe rischiato la salute.
Infatti, la tristezza, era solo la punta dell’iceberg. Ramani sembrava aver rinunciato a vivere. Mangiava pochissimo, aggirandosi come uno zombie per la base e, come un fiore senz’acqua, sembrava appassire lentamente.
Più di una volta, di notte, le squadre di ronda l’avevano trovata addormentata ai piedi dello Stargate, come in attesa di un miracolo che mai avrebbe potuto
avverarsi. A nulla erano valsi i tentativi da parte di O’Neill e della sua squadra, di risollevarle il morale. Jack era persino riuscito a convincere Hammond ad inserire la ragazza nella squadra SG1. Anche se, in realtà, non aveva dovuto insistere
molto. Il Generale era un uomo pratico che conosceva perfettamente le qualità della giovane. Sarebbe stata certamente un ottimo supporto per la squadra ed un abile aiuto per Daniel.
Tutti speravano che, questo incarico, avrebbe potuto scuoterla dalla sua apatia; ma i giorni erano passati e nulla era cambiato.
Il Generale, preoccupato per la situazione, aveva anche tentato un approccio un po' più
duro. Così, prima di una missione, l’aveva presa in disparte e le aveva spiegato, senza mezzi termini che, se a causa sua o della sua indifferenza, i suoi uomini avessero avuto dei guai, ci avrebbe pensato lui a spedirla su un pianeta talmente inospitale da farla pensare di essere finita all’inferno.
Ma la ragazza aveva guardato con sufficienza l’uomo, prima di rispondergli. “Io ho già sperimentato
l’inferno. Ogni giorno da quando sono arrivata! Ma non si preoccupi Generale, non metterò in pericolo le vite delle uniche persone che mi sono
amiche. Mai!” Poi se ne era andata, lasciando Hammond a riflettere sulle sue parole.
Finché, una sera, O’Neill, non aveva visto Ramani in compagnia di Teal’c.
La ragazza se ne stava seduta, tristemente per terra e l’uomo le si era accomodato accanto.
Il Colonnello non sapeva che cosa il Jaffa le avesse detto, ma a quanto pare era riuscito dove tutti gli altri avevano
fallito. Infatti due giorni dopo la ragazza aveva finalmente ritrovato il sorriso.
D'altronde, se in quella base c’era una persona che poteva capire ciò che Ramani stava passando, quello era proprio lui.
Però, da allora, lei aveva cominciato a trattare Teal’c in modo molto familiare ed affettuoso.
Da parte sua, l’uomo, sopportava il suo modo di fare con una pazienza che di solito si impara a gestire con una sorellina vivace e
scapestrata. Disapprovava apertamente tutto quello che lei faceva anche se, più di una volta, dopo una loro discussione, la severa espressione dell’uomo era stata addolcita da una parvenza di sorriso.
La voce del Generale, che li informava dell’imminente apertura del passaggio, distrasse O’Neill dai suoi pensieri.
Si guardò attorno per vedere se la sua squadra era pronta, rendendosi, così conto che Daniel stava, di nuovo, discutendo con Ramani! Possibile che quei due non riuscissero ad andare d'accordo? Perché quella ragazza trovava così maledettamente divertente stuzzicarlo?
Si avvicinò ai due, leggermente spazientito.”Si può sapere perché state litigando? Anzi, no, non lo voglio sapere!” Si affrettò a specificare, prima che uno dei due avesse tempo di rispondergli.
“Ramani, tu vieni con me! Non staccarti mai dal mio fianco. E se sento ancora una
parola. Giuro che ti sbatto a lavare pentole per il prossimo secolo!” Jack prese per un polso la ragazza e, con lei, attraversò per primo lo Stargate, subito seguito dagli altri.
Uscendo, dall’altra parte, si ritrovarono in una radura al centro di un
villaggio. Ramani si infilò velocemente i suoi occhiali scuri, l'unica protezione in suo possesso contro la luce troppo forte del
sole. Si guardarono attorno. Accanto allo Stargate, dove, di solito, stava il quadro comandi, c’era una piramide di metallo,
incisa. Jackson studiò a lungo la scrittura, incuriosito.“Cosa c’è scritto?”
domandò il Colonnello, avvicinandosi a Daniel, subito seguito da Ramani.
L’archeologo sembrò sconcertato.”E' curioso...” rispose. ”dice: per poter viaggiare premi i “primi” cinque numeri...”
Ramani osservò curiosa la piramide. ”Ma non ci sono numeri qua sopra!”
affermò con sicurezza.
“E’ questo che ho trovato curioso. E poi, la parola primi. E’ come se il suo significato fosse
ambiguo.” Chiarì.
Tutti si girarono ad osservare Teal’c.
“Non ho mai visto nulla del genere!” Si affrettò a dire. ”Per quel che ne so io, non hanno mai ritenuto necessario proteggere i comandi dello Stargate”. Concluse.
Nel frattempo gli abitanti del villaggio si erano avvicinati e li guardavano meravigliati e confusi. Rimasero a osservarli per alcuni minuti, prima di esplodere in una baraonda allegra e festosa.
Li trattarono con tutti gli onori e, alla lunga, Daniel riuscì a farsi raccontare da Millak, il capo del villaggio, la storia di quel popolo.
Vennero così a sapere che, lo Stargate, per loro era solamente una reliquia da adorare e che, loro, non avevano alcuna idea di come funzionasse. Le loro leggende parlavano di visitatori divini che comparivano attraverso di esso, ma erano secoli che non veniva usato e, quindi, tutti i segreti per utilizzarlo si erano persi nei meandri del tempo.
Non avevano mai tentato di studiarlo. Quella era gente semplice, non avvezza alla
tecnologia. E la loro curiosità era sicuramente meno forte della paura di profanare un oggetto ritenuto da tutti “Sacro”.
Passarono così alcune ore. Nel frattempo si era radunata, attorno a loro, tutta la gente del villaggio.
Alcuni bambini cercavano, timidamente, di toccare l’uniforme di Samantha e Ramani, mentre le donne, osservavano con occhi colmi di riverenza, Jack, Daniel e Teal’c.
Ramani e Daniel si guardarono improvvisamente negli occhi arrivando, simultaneamente, alla stessa rivelazione.
“Stai pensando anche tu quello che penso io?” Chiese la giovane all’uomo.
“Credo proprio di si. E, se devo essere sincero, la cosa mi mette molto a disagio.” Le rispose l’archeologo imbarazzato.
Il resto della squadra li osservò, incuriositi da quello scambio di battute.
“Che cosa intendete dire?” Chiese alla fine il Colonnello.
A rispondere fu la giovane. ”Non hai notato come ci osservano e come ci trattano? Loro venerano lo Stargate come una reliquia attraverso la quale, in epoche lontane, passavano le loro divinità.”
“E noi siamo arrivati attraverso quel passaggio.” concluse O’Neill rivelando, così, di aver finalmente capito quello a cui si riferivano i due.
“Ci credono Divinità?” Chiese a bassa voce Teal’c.
Il resto del gruppo annuì in silenzio.
Passarono il resto della serata, discutendo, in privato, se fosse o no il caso di dire a quella gente la verità. Era pericoloso, poiché la cieca venerazione rendeva di solito la gente
ottusa. Decisero, in ogni modo, all’unanimità.Il loro codice morale non gli permetteva di farsi credere ciò che non erano.
Si recarono così dal capo del villaggio. Millak si trovava nella sua abitazione e fu felice di riceverli subito; nella stanza accanto, una decina di guerrieri erano in attesa di ordini.
Ci volle parecchio tempo, prima che Millak riuscisse a capire la situazione, ma una volta chiarita la loro posizione, tutto precipitò velocemente.
L’origine di tutto fu una pausa di riflessione troppo lunga dopo una domanda di Millak, alla quale erano
impreparati. “Quindi, se ho capito bene, voi dite di non essere Dei, nonostante abbiate attraversato la porta delle divinità.”
aveva chiesto, Millak, in preda ad una strana agitazione.
“Si!” aveva risposto Daniel. ”Noi proveniamo da un pianeta chiamato
Terra. Siamo esseri mortali, come voi.”
Il capo era balzato in piedi richiamando attorno a se tutte le guardie che sostavano nella stanza accanto.
“Le leggi sono chiare.” aveva quasi gridato con una voce resa stridula
dall’indignazione. ”Nessun uomo può oltrepassare la grande porta!”
A quel punto si era fermato. In preda all’agitazione, non si era reso conto di essere saltato in piedi sulla sedia.
”A meno che non fornisca prova di esserne degno. Potete dimostrarmi di esserne degni?”
aveva chiesto, alla fine, ricomponendosi e mettendosi di nuovo seduto.
Il gruppo si era guardato incredulo, non sapendo cosa rispondere. La reazione di Millak non aveva tardato a farsi
sentire. ”Imprigionateli!” Aveva ordinato alle guardie.
Mentre li conducevano alle prigioni era scoppiata una zuffa. Una delle guardie aveva colpito Daniel, per obbligarlo a sbrigarsi, e causando, così, una sua rovinosa caduta. Ramani e Teal’c avevano reagito immediatamente andando in soccorso dell’amico.
La ragazza aveva colpito con un calcio al viso, la guardia che aveva spinto Jackson, mandandola lunga distesa. Poi, mentre il colosso di colore teneva a bada tre guerrieri, Ramani ne aveva stesi altri due.
Jack e Samantha erano subito intervenuti, mettendo KO gli ultimi quattro.
Ramani tese la mano a Daniel per aiutarlo ad alzarsi. ”Tutto bene?” gli chiese preoccupata porgendogli gli occhiali che gli erano scivolati a terra quando era caduto.
“Ero convinto di esserti antipatico. Sono rimasto stupito nel vederti correre in mio aiuto!”
confessò l’uomo mentre si infilava nuovamente gli occhiali.
Ramani sorrise leggermente. ”Solo io posso maltrattarti.” Gli rispose, mentre tornava al fianco di O’Neill.
Riuscirono ad allontanarsi solo di poche decine di metri, prima che un’altra ventina di guardie, attirate dai rumori della lotta, li facessero di nuovo prigionieri.
Passarono la notte in cella. Rimuginando sul modo per riuscire a sbloccare i comandi dello Stargate.
La risposta arrivò la mattina seguente.
Millak in persona andò da loro per proporgli una soluzione. “Ci ho pensato a lungo ed ho deciso di darvi la possibilità di dimostrare che siete degni di attraversare il passaggio!”
gli comunicò. ”Sulla cima di quella torre c’è uno strumento. Le leggende dicono che le divinità, prima di partire, salissero là sopra. Due di voi saliranno lassù per tentare di liberare lo spirito del passaggio che è racchiuso nella piccola piramide.“
l’uomo fece qualche passo avanti e indietro, prima di continuare. ”E’ giusto che voi sappiate che, se non riuscirete a tornare, i vostri amici saranno
uccisi. Non possiamo permettere che delle persone indegne sopravvivano dopo aver utilizzato il
passaggio.” concluse.
Una domanda salì spontanea alle labbra di O’Neill. ”Per quale ragione, non dovremmo ritornare?” Chiese in preda ad uno strano presentimento.
“Altri sono saliti sulla torre, sfidando la sorte, ma sono stati puniti con una morte atroce.” Rispose l’uomo.
Jack si girò a guardare il resto della sua squadra. “E se ci rifiutassimo di andare?” Chiese, nella speranza di riuscire a guadagnare qualche giorno di tempo, da sfruttare per cercare un modo per scappare.
Le sue speranze furono subito soffocate dalla risposta di Millak. ”Verrete immediatamente giustiziati!”
disse con sicurezza l’uomo.
“A quanto pare, non abbiamo molta scelta.” sentenziò Ramani con rabbia.
”Accidenti! Siete talmente incatenati nelle vostre superstizioni da non vedere più in là del vostro naso! Avete deificato degli esseri che vi trattavano come animali
ubbidienti.Esseri che vi hanno insegnato così bene a non toccare la loro tecnologia che, a distanza di secoli, ancora ne avete paura!”
Il capo del villaggio squadrò con aria cupa la ragazza. ”Sei brava a sputare sentenze! Vediamo se questo ti sarà
utile. Tu andrai lassù!” Decise con una soddisfazione che non tentò nemmeno di mascherare. Poi si rivolse a O’Neill.
”Lei è a capo di questa squadra. Tocca a lei accompagnarla!”
“Non avrei permesso a nessun’altro di farlo!” Fu la risposta secca dell’uomo.
Furono fatti uscire e condotti davanti alla torre. Per qualche istante se ne restarono entrambi con il naso all’insù, in contemplazione della loro futura meta.
“Deve esserci una bella vista da lassù. Saranno almeno trenta metri. Perché non portiamo con noi Millak e poi lo buttiamo di sotto! Così prova anche lui l’ebbrezza di un viaggio!” Sentenziò Ramani in tono vivace.
“Se sopravviviamo, sarà mia premura insegnarti la differenza tra pensare ed esprimere!” Le rispose il Colonnello, in tono sarcastico.
Si guardarono negli occhi per qualche istante. La giovane si era tolta gli occhiali da sole per poterli
pulire. Con stupore Jack si rese conto di non essersi ancora abituato a quegli strani occhi, così misteriosi e
affascinanti. Con uno sforzo di volontà distolse lo sguardo, poi cominciò a salire.
L’arrampicata fu abbastanza faticosa. I due percorsero una passerella molto incerta, che girava tutto attorno alla torre. Era difficile proseguire perché, nel corso dei secoli, molte piante di rovi e vari rampicanti avevano invaso passerella e muri.
Impiegarono un paio di ore per raggiungere la cima e, una volta arrivati, trovarono lo strumento di cui gli aveva parlato Millak.
Era una piastra di metallo di circa 30 x 20 cm.Color bronzo.
“E’ una sequenza di numeri.cinque file per cinque!“ Esordì la giovane prevenendo la domanda di O’Neill.
”Questo è un 17, mentre questo è un 3...” disse indicando i primi due numeri della lunga sequenza.
”23,7,13, 79,43,31,67,29, 83,19,5,97,59, 71,53,47,11,73, 2,37,41,89 e 61.” La giovane diventò improvvisamente
pensierosa. ”Non capisco“ bisbigliò.
“Cosa diceva la scritta sulla piramide?” O’Neill aveva avuto
un’intuizione. Per un attimo era stato sull’orlo della rivelazione, ma era subito svanita. L’unica cosa che gli era rimasta, era la certezza che, nella frase della piramide, ci fosse la
soluzione. “Per poter viaggiare premi i “primi” cinque numeri...”
intonò la ragazza. “Ma cosa significa? Dobbiamo premere i primi cinque numeri a partire dall’alto, dal basso, in diagonale? Da destra o da sinistra? Che razza di aiuto è?”
tuonò spazientita.
Jack cercò di calmarla. ”Arrabbiarsi è inutile, cerca di pensare. Daniel ha detto che la parola “primi”, nel contesto, sembrava
ambigua. Quale altro significato può avere?” Chiese osservando la piastra.
Anche Ramani osservò le sequenze numeriche con estrema attenzione. ”Potrebbe anche essere un significato che noi non possiamo conoscere!”
obbiettò poi.
“In questo caso siamo morti!” Le rispose lui serio. ”E non è una soluzione accettabile!”
Ramani cominciò a ripetere la frase della piramide, infinite volte, a bassa voce, come una
cantilena. All’improvviso si picchiò la mano sulla fronte. ”Ma che idiota!” Esclamò con
forza. ”Come ho fatto a non capirlo subito?”
O’Neill la osservò incuriosito. ”Capire cosa?” Chiese.
“I numeri!” La ragazza era agitatissima e sembrava non riuscire a trovare le parole per spiegarsi.
”i “primi “cinque numeri...” disse infine.
Jack continuava a non capire. E a guardarla aspettando una spiegazione.
“Questa è una sequenza di numeri “primi”.Numeri che non possono essere divisi, se non per se stessi!“
gli rivelò infine.
“So cosa sono i numeri primi!” Le rispose leggermente seccato. ”Ma cosa significa? Se sono tutti numeri primi siamo al punto di
partenza! Quali sono quelli da premere?”
Ramani inspirò a fondo, cercando di calmarsi, prima di rispondere. ”Dovrebbero essere i primi cinque numeri della tavola 2,3,5,7 e 11...” Rispose incerta.
Il Colonnello rifletté per qualche istante. ”Ha un senso.Va bene, procedi!”
le ordinò.
Ramani posò, tremante, il dito sul numero che rappresentava il 2. Chiuse gli occhi e lo premette.
Vedendo che non succedeva niente, schiacciò anche il numero 3. Gli ultimi tre numeri li schiacciò in sequenza, velocemente.
Tutta la piastra si illuminò di una luce verde e poi si spense.
O’Neill si sporse e guardò di sotto. Vide, con soddisfazione, che i suoi amici erano stati liberati, ed ora si trovavano nella piazza
principale. La piccola piramide si era aperta rivelando il suo contenuto: il quadro comandi.
Si girò verso Ramani. ”A quanto pare, Millak, è stato di parola.“
La ragazza non riuscì a rispondergli, perché, non appena l’uomo si girò di nuovo, la passerella su cui stava, cedette sotto i suoi piedi, facendolo cadere di sotto.
Con stupore, Ramani, si rese conto di quello che era successo. Il suo corpo aveva reagito a quell’imprevisto senza che lei se ne rendesse conto. Ora se ne stava sdraiata per terra, sul ciglio della passerella, la sua mano destra aveva afferrato O’Neill per il colletto del giubbotto e con l’altra si era aggrappata alla prima cosa che gli era capitata sotto mano. Purtroppo era una radice di rovi.
Un dolore non indifferente le si stava propagando attraverso la mano sinistra ma, invece di mollare la presa, la ragazza strinse ancora di più.
Quella era l’unica cosa che aveva impedito loro di cadere di sotto e non l’avrebbe lasciata, nemmeno a costo di perdere la mano!
Purtroppo, nel buttarsi a terra aveva perso i suoi occhiali ed ora, la luce del sole, troppo forte per i suoi occhi delicati, la stava accecando.
Al Colonnello ci volle qualche istante, prima di capire che cosa avesse interrotto la sua caduta, poi cercò di aggrapparsi ad una radice che sporgeva dalla costruzione. La difficoltà stava nel vedere alle sue spalle, visto che cadendo, era finito con la schiena rivolta alla
parete. Però riuscì nel suo intento.
Purtroppo, la radice era sottile, così, circa cinque secondi dopo averla afferrata, si strappò e l’uomo si ritrovò di nuovo a penzolare nel vuoto.
Ramani aveva la spalla destra in fiamme. O’Neill non era leggero, ed il colpo che la sua articolazione aveva ricevuto quando lo aveva afferrato, l’aveva stordita per diversi
secondi. I movimenti causati dai tentativi dell’uomo di aggrapparsi a qualcosa, le acutizzarono il dolore facendola tornare in sé.
“Jack. Ti prego. Smettila di agitarti.“ Supplicò la ragazza con un filo di voce.
O’Neill si bloccò di colpo. ”Sono troppo pesante per te. Non riuscirai mai a tirarmi su! Ed io non ho appigli per potermi arrampicare. Se hai qualche buona idea, ti
ascolto.” le rispose, tentando di apparire tranquillo.
“Io non riesco nemmeno a pensare. Le dita mi si stanno intorpidendo e la radice alla quale mi sono ancorata sta cominciando a
cedere. Se vuoi tentare qualcosa fallo subito, prima che sia troppo tardi.” Lo informò lei stringendo i denti.
Il Colonnello impiegò un attimo a prendere la sua decisione. ”Lasciami andare!”
le gridò.
La ragazza spalancò gli occhi semi incredula.
“Mai!” gli rispose con un impeto che stupì persino se stessa.
“E’ un ordine. Obbedisci!” Le urlò, lui, in tono autoritario.
”Fammi rapporto!” Fu la risposta di Ramani che, ormai allo stremo delle forze, aveva cominciato a piangere.
Jack sollevò il viso per poter guardare la ragazza in faccia. ”E’ inutile morire in
due. Sii realista. Anche se non è detto. Qua sotto ci sono dei grandi alberi in piena fioritura. Potrei anche salvarmi.” Concluse con un tono più dolce.
Lei scosse energicamente il capo poi, stringendo i denti, con la forza che solo la disperazione può donare, lentamente cominciò a tirarlo su.
O’Neill, conscio dello sforzo inumano che la giovane stava compiendo, le propose nuovamente di lasciarlo andare. Lei finse di non
sentirlo. La giovane era riuscita a sollevarlo di una buona metà, quando la radice alla quale era aggrappata, cedette di colpo.
Pochi secondi e tutto era finito.
Il Colonnello aveva ragione. I rami degli alberi, che erano cresciuti attorno alla torre, rallentarono la caduta, però l’impatto con il terreno fu ugualmente duro.
Sentì i suoi amici che chiamavano i loro nomi ad alta voce. Sempre più vicini. Aveva dolori lancinanti in ogni parte del corpo, così fu facile cedere ai dolci e ricercati tepori, privi di ogni dolore, che l'incoscienza gli offriva.
Prima di lasciarsi andare, però, sentì l’inconfondibile rumore dello Stargate che veniva attivato.
“Finalmente andiamo a casa.” disse con i residui di fiato che le restavano nei polmoni.
Da qualche parte, accanto a lei, la gentile voce di Teal’c le rispose. ”Si, stai tranquilla, adesso torniamo a casa!”
Si rilassò preparandosi ad entrare in meditazione. E poi fu il buio.Quando si riprese, due giorni dopo, si trovava in infermeria.
Alzò leggermente la testa, per guardarsi attorno. A pochi metri da lei, O’Neill era steso su di un’altro lettino. Come lei, era collegato ad alcuni monitor che fornivano informazioni sulle loro condizioni e ad alcune flebo che fornivano loro le sostanze di cui avevano bisogno. Al contrario di lei, però, l’uomo, indossava una maschera per l’ossigeno.
Ad una distanza media tra i due letti, seduta su di una sedia e profondamente addormentata, se ne stava Samantha
Carter. Ramani cercò di alzarsi.Si sentiva debole, ma stava abbastanza bene. I movimenti della giovane svegliarono la donna addormentata.
“Ramani.“ La chiamò a bassa voce alzandosi e dirigendosi, velocemente, verso di
lei. ”Cosa fai? Non devi alzarti!” le consigliò. Poi, vedendo che la giovane non desisteva,
aggiunse. ”Vado a chiamare il Dottor Fraiser!” lasciò la stanza per pochi minuti e, quando fece ritorno, era in compagnia, oltre che del medico, anche di Teal’c e Daniel che, ovviamente, erano rimasti all’erta, in attesa di novità.
“E’ incredibile!” sentenziò il medico, dopo averla visitata. ”Quando ti hanno portata qua, eri ridotta quasi peggio di O'Neill. Il tuo fisico ha una dote di recupero davvero
formidabile. Se non lo avessi visto con i miei occhi, non ci avrei mai
creduto.” le confidò.
La ragazza sorrise stancamente. ”In realtà non è solo una questione di
fisico. Dal mondo da dove provengo, ogni individuo è in grado di entrare in uno stato di...”
lottò per qualche istante con i suoi sensi intorpiditi alla ricerca del termine
giusto. ”Meditazione!” affermò poi con sicurezza.
“In quello stato siamo in grado di riparare anche i danni fisici più seri.” Spiegò.
Ramani cercò di scacciare la voglia di riaddormentarsi. Anche se sapeva che il suo organismo aveva ragione, in questo momento le premeva di più sapere come stava il suo compagno di caduta.
“E Jack?” Chiese solamente.
Janet si girò a guardare il corpo, immobile, che occupava l’altro letto. ”E’ molto grave! Ha molteplici ferite interne e, nonostante abbiamo fatto ogni sforzo per aiutarlo, non credo riuscirà a
farcela.“
“E vi arrendete così?” chiese incredula la ragazza.
“No di certo! Però è in condizioni critiche e, finché non si stabilizzerà, non è consigliabile tentare niente.”
decretò tristemente.
La giovane osservò a lungo Jack, pensierosa, prima di affermare. ”Forse posso fare qualcosa io!”
Il Dottor Fraiser si girò di scatto per poter guardare Ramani negli occhi. ”Vuoi farmi credere di essere anche medico?”
chiese.
Ramani scosse energicamente il capo. ”No. Almeno, non come lo intende lei. Visto che noi siamo in grado di riparare ogni danno, anche il più grave, non abbiamo bisogno di
medici.
Però, per poter entrare in meditazione, abbiamo bisogno di essere coscienti.
A volte, capita, che qualcuno subisca un trauma tanto forte da renderlo a lungo incosciente, perciò abbiamo bisogno di persone che, creando un legame a livello psicofisico siano in grado di aiutare chi si trova in questa situazione.
Facendo parte di una squadra militare, ho ricevuto anche questo tipo di addestramento, quindi sono abilitata ad esercitare.
Anche se, non è detto che funzioni! Potremmo essere troppo diversi!” Concluse mestamente.
Janet valutò la situazione. Era inutile prendersi in giro ed illudersi, O’Neill stava morendo e se c’era anche una sola speranza di salvarlo, doveva essere
tentata. ”Provaci ugualmente.Male non gli puoi fare!” Fu la sua frase di autorizzazione.
La giovane annuì seria. “Aiutatemi, devo poterlo toccare.” Disse.
La aiutarono a raggiungere il letto, dove si sedette.
Facendo profondi respiri, prese delicatamente le mani del Colonnello, dopodiché cercò una posizione comoda.
La trovò appoggiando il suo viso sul petto dell’uomo.
Chiuse gli occhi e si concentrò cercando di ricordare ogni minimo particolare degli insegnamenti che non aveva mai avuto l’occasione di mettere in pratica e degli esercizi che aveva imparato ad eseguire
automaticamente. Il silenzio era di nuovo calato nella stanza, tutti gli occhi erano puntati sulle due
figure. Si sentiva distintamente il respiro di Ramani e di Jack che, piano piano si sincronizzavano fino a diventare un unico suono.
Si guardarono tutti perplessi e colmi di speranza.
Passarono così 18 ore. Ramani giaceva ancora nella medesima posizione e sembrava perfettamente a suo
agio. Janet ancora non riusciva a credere a quello che le mostravano i monitor collegati ad O’Neill.
Tutte le sue funzioni erano ritornate lentamente, ma inesorabilmente, in uno stato più che accettabile. Non aveva più nemmeno bisogno dell’ossigeno.
Si avvicinò a Ramani per poter controllare anche il suo stato.
“La prego, non interferisca! Non mi tocchi!” La frase della giovane era stato quasi un bisbiglio, ma più che sufficiente perché venisse sentito dalla donna che, subito, si ritrasse.
Dopo altre 8 ore, Ramani, finalmente, alzò la testa. ”Ora è fuori
pericolo. Guarirà!” Disse con orgoglio.
Janet mandò qualcuno ad avvisare il Generale ed il resto della squadra. Arrivarono nel giro di pochi minuti.
In quel momento anche Jack aprì gli occhi. Ricambiò il sorriso che la ragazza gli stava indirizzando poi, con la mano, fece segno alla giovane di
avvicinarsi.Aveva qualcosa da dirle. Ramani si chinò su di lui per poter sentire.
“Il vuoto stava per ingoiarmi, ma tu non mi hai lasciato andare. Grazie.” Furono le uniche parole che disse, prima di scivolare nel sonno.
Ramani si girò a guardare i suoi amici. ”Ora ha solo bisogno di riposo. E anch’io! E’
stato...“ la ragazza lasciò in sospeso la frase per esibirsi in un largo
sbadiglio. ”Davvero impegnativo.” Concluse tendendo le braccia verso Teal'c.
L’uomo, invece di aiutarla a scendere dal letto, la sollevò di peso, prendendola in braccio. Quando la depose nel suo letto, la ragazza era già sprofondata in un sonno calmo e meritato. Un leggero sorriso di soddisfazione increspava la sua bocca.
Ogni persona di quella stanza ringraziò mentalmente il proprio Dio. E Ramani!
continua...
Questo racconto è stato scritto da Ramani
|
|
dal forum
Off Topic: fondamenti d'informatica:
Off Topic: Le serie che guardiamo (ex the 4400)
Film: The Ark of Truth - [spoiler inside]
Off Topic: Domande...
HyperSG1: 3° Cialtro-Concorso Fotografico 2008 - Eliminazioni
SG-1: Daniel è bellissimo!
Stargate media: Programmazione italiana SG-1: facciamo chiarezza!
Off Topic: [SCI-FI] Battlestar Galactica
Off Topic: Rivelazioni...
SG-1: domandine :)
Off Topic: Consigli Cinematografici
HyperSG1: immagine homepage
Off Topic: L'itaGliano, kuesto sckonoschuto
Film: Stargate - L'arca della verità [RELASE DVD-ITA]
Off Topic: due link per fare due risate la mattina....
|