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VARIE -
Fanfic - Si vis pacem, para pacem
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Descrizione
(Ottavo protocollo)
Logo della nave Q'nusa "In sogno gli impulsi nervosi non si trasmettono agli arti altrimenti, quando sognate di correre, potreste svegliarvi molto lontano da casa."
Ad O'Neill tornarono in mente le parole di una sua insegnante di uno dei tanti corsi che nella sua carriera aveva seguito.
"Bene" - pensò - "il fatto che non riesca a muovermi potrebbe essere dovuto al fatto che sto sognando."
"Oppure potresti essere morto" - si intromise una voce che fu facile riconoscere come Daniel Jackson nella sua nuova forma.
"Allora, se ti vedo, sono morto."
"Jack, se fossi morto le liti per tenerti fuori da paradiso e inferno si sentirebbero in tutto l'universo"
"... molto spiritoso."
"Beh ho avuto un ottimo insegnante" - ribatté Daniel - "comunque posso assicurarti che sei ancora vivo ma ti trovi in un livello diverso."
O'Neill si rese conto di trovarsi in una sorta di limbo senza un punto di riferimento spaziale.
"Vorrei alzarmi, se in questa dimensione è possibile" disse rivolto verso la direzione da cui proveniva la voce di Daniel Jackson.
"Si è possibile perciò alzati o, dato che sei un mio superiore anche se io sono civile..."
"...si alzi, colonnello."
Jack O'Neill si rese conto che le ultime parole erano state dette dalla voce femminile e una battuta sul falsetto gli morì in gola quando si rese conto di non trovarsi più nella dimensione in cui aveva incontrato Daniel ma sdraiato su una sorta di lastricato con lo sguardo verso un cielo i cui colori pastello erano certamente alieni e che la voce apparteneva al maggiore Sam Carter.
"Maggiore, dove sono?"
"Su P3X961, Babel come lo abbiamo battezzato noi."
"Babel? Ehm, Sarek di Vulcano è già arrivato?"
"Prego, colonnello?"
"...lasci perdere Maggiore Carter, mi ricordi quando siamo alla base di prestarle qualche videocassetta di Star Trek, serie classica."
"Veramente, colonnello..."
O'Neill continuava ad avere un vuoto, il posto, l'odore e le strutture dello Stargate gli erano familiari ma si sentiva spaesato.
"Maggiore Carter, non mi ricordo il pianeta e neanche il motivo per cui ero sdraiato sul selciato."
"Colonnello, esattamente, qual è il suo ultimo ricordo, oltre al suo risveglio qui ovviamente?"
"Ecco, mi ricordo che siamo rientrati dall'Italia con Teal'c e poi... poi mi sono svegliato sotto questo cielo alieno."
Il maggiore Carter riferì via radio il fatto all'équipe medica dall'altra parte dello Stargate, ci fu uno scambio fitto di termini medici e alla fine Carter chiuse il collegamento.
"Colonnello, sono gli effetti dell'esplosione o meglio dell'onda d'urto che si è sommata agli effetti del riposizionamento molecolare in uscita dallo Stargate."
O'Neill si rese conto di quello che era rimasto fuori dal suo campo visivo: i resti di un avamposto di chiara origine terrestre che recavano gli inequivocabili segni di un'esplosione.
Quasi anticipando la domanda del colonnello Carter disse:
"Quello che vede è quanto resta dell'avamposto di Arrakeen, tutte le persone al suo interno sono morte.
L'SG3 ci riferisce che un ordigno in città simile a quello che ha causato questo macello non è esploso per pura fortuna. Sembra che alla base di tutto ci siano gli Arkonnen e..."
"Sam, per favore si fermi" - disse O'Neill - "mi sono perso il passaggio dell'Enterprise che si schianta su Dune..."
Il maggiore Carter alzò gli occhi verso il cielo alieno, scosse la testa e fece un sospiro.
"Colonnello, purtroppo lei non è l'unico maniaco di fantascienza alla base. Il pianeta è stato chiamato Babel perché i simboli che aprivano lo Stargate somigliavano alla parola Babel."
"D'accordo, questo lo capisco, però che c'entra Dune??"
"Come le stavo per dire l'addetto alla sezione topografica stava visionando una miniserie televisiva e ha notato la somiglianza fisica di Babel con Arrakis. Dato che al pianeta era stato assegnato il nome e non poteva essere modificato, si è limitato a chiamare l'avamposto, prima, e successivamente la città con il nome di Arrakeen..."
"Maggiore Carter, la prego mi sorregga perché sto per... svenire."
Jack ebbe la percezione di una sorta di cambio di dimensione appena prima di pronunciare la parola svenire. "Daniel" - chiese rivolto al candore ovattato che lo circondava - "scommetto che c'è il tuo zampino."
"Si Jack, ho voluto togliere dall'imbarazzo Sam, il maggiore Carter penso stesse cercando nel regolamento un motivo valido per darti una botta in testa, così le ho risparmiato la corte marziale."
"Si ma, ancora non ho capito cosa mi sono perso"
Daniel fece un gesto verso O'Neill e di colpo il maggiore ricordò quello che l'esplosione aveva momentaneamente offuscato. A Jack tornò in mente la storia di Babel, ricordò quando per la prima volta l'SG-1 mise piede sul pianeta, delle urla di dolore di Teal'c e dell'orribile fine dei due tecnici Tok'ra che si sciolsero letteralmente davanti ai loro occhi. Fu nuovamente partecipe delle ripetute prove e della fine, orrenda anche per loro, che le larve Goaul'd facevano appena esposte al mondo e dei notevoli disagi che lo stesso ambiente provocava nei Jaffa sino ad una morte dolorosa.
Rivisse la riunione in cui, viste le peculiarità del pianeta, si decise di utilizzare Babel come una sorta di rifugio in cui collocare le menti della civiltà umana, protette dalla possibilità di essere controllate o assimilate dai Goaul'd o controllate dai Tok'ra. Quegli stessi scienziati che ipotizzarono che fosse l'insieme di Babel a causare gli effetti deleteri su larve Goaul'd mature o meno, qualcuno tirò fuori un libro di Asimov, "le correnti dello spazio", e trovò coerenti le teorie esposte in quello scritto riapplicate alla realtà del sistema in cui erano approdati.
"È lo stesso motivo per cui se prendiamo l'uva dello champagne e la trapiantiamo in California, quello che otterremo sarà sciaquetta invece di Dom Perignon" fu la conclusione di una conferenza di tre giorni utile a distrarre gli scienziati mentre una squadra di genieri montava la struttura di quella che sarebbe stata la prima cittadella terrestre su Babel.
Ricordò anche le reazioni dei militari delusi dal fatto di non poter trasformare quella particolarità in un arma.
"Ricordi Jake ora? Sai anche chi sono gli Arkonnen e gli Atreides?"
O'Neill scosse la testa con un cenno di assenso e rispose
"I militari decisero di utilizzare parte del pianeta per missioni di addestramento e durante una di queste missioni scoprirono due fazioni di abitanti in perenne conflitto che ovviamente qualcuno chiamò Arkonnen e Atreides. Noi siamo sempre stati neutrali solo che, agli Arkonnen, sembra che la cosa non debba essere andata giù e, prima gli sono state attribuite incursioni senza vittime, ed ora queste due bombe."
Daniel sorrise all'indirizzo di Jack che gradatamente ricordava gli eventi che lo avevano condotto allo stato attuale.
"Bene adesso sai come stanno le cose, ti risveglierai in infermeria e, ti prego, chiedi a Sam di analizzare lei assieme a qualche tecnico di sua assoluta fiducia i resti dell'esplosione. Ci vediamo Jack, se occorre sono nei paraggi"
Il colonnello O'Neill sperimentò nuovamente la sensazione di transazione tra due livelli di realtà e si risvegliò in un lettino nell'infermeria dell'SGC. Apprese dall'équipe medica di essere stato tenuto in coma farmacologico per una settimana e che poteva considerarsi guarito e, dimesso dall'infermeria, rintracciò il maggiore Carter e gli assegnò l'incarico di analizzare i resti dell'esplosione.
Trascorse un'altra settimana durante la quale i vari specialisti analizzavano i residui, effettuavano autopsie e ricostruzioni in laboratorio della devastazione che era stata attribuita agli Arkonnen.
Nel frattempo l'esercito allestiva una ritorsione militare su Babel e lo Stargate ne assorbiva i movimenti di truppe, O'Neill e Teal'c, aiutati da alcuni Asgard e Tok'ra, proseguivano con le analisi del pianeta e della sua unicità, senza arrivare a nessuna soluzione pratica.
I tasselli del puzzle andarono a collocarsi nel posto a loro assegnato e si arrivò alla riunione dell'SGC.
La sala utilizzata come punto di riunione avrebbe attirato l'attenzione di più di un osservatore esterno: da un lato della sala due Asgard scambiavano opinioni e teorie con O'Neill, Teal'c e Bra'tac da un'altra parte osservavano la sala con particolare attenzione verso un gruppo di Tok'ra in cui spiccava il padre del maggiore Carter, in questo gruppo era inoltre non possibile non notare due Nox che sembravano tacitamente osservare i presenti e la sala.
Il brusio che si percepiva cessò non appena la porta si aprì e fece il suo ingresso nella sala riunioni il generale Hammond in compagnia di tre persone.
"Salve" - disse il generale quasi anticipando la domanda che i presenti avevano pronta - "prima di iniziare la riunione devo presentarvi altri ospiti."
"Il dottor Montalcini, del gruppo di scienziati che studiano, senza molto successo, il fenomeno Babel e i due capi di quelle fazioni che noi chiamiamo Arkonnen e Atreides."
I due alieni, dalla struttura umanoide e, ad un primo esame, non dissimili dagli umani salutarono i presenti con un cenno della testa.
"Io sono Caine" - disse il primo - "della fazione che voi avete classificato come Arkonnen."
"Ed avete il coraggio di presentarvi qui, con le mani sporche del sangue dei nostri uomini" disse alzandosi di scatto O'Neill.
"Calma colonnello" - disse Hammond - "non anticipiamo i tempi, le dico solo che le cose non sono come sembrano, continuiamo le presentazioni."
L'altro alieno si alzò e disse: "Io sono Abel, della fazione che voi chiamate Atreides".
"Bene signori" riprese il generale "accomodiamoci e, colonnello O'Neill, alla fine della riunione ci saranno tutte le spiegazioni necessarie. Ancora un ospite e possiamo iniziare."
Mentre i tre prendevano posto, la porta di accesso si aprì facendo entrare una squadra di sicurezza che scortava una persona ammanettata.
"Per i più credo che non siano necessarie presentazioni" disse Hammond indicando una sedia a parte in cui la persona ammanettata fu fatta accomodare: "Molti di voi conoscono il signor Frank Simmons, del N.I.D."
La maggioranza dei presenti annuì, e il colonnello O'Neill, rimasto ammutolito dall'inaspettata presenza, si lasciò cadere sulla sedia.
Il brusio riprese, i pochi che non sapevano di Simmons, e del N.I.D., furono velocemente messi al corrente dei fatti antecedenti e del ruolo che in essi aveva avuto Frank Simmons.
Hammond attese nuovamente che il brusio scemasse e, con un cenno della mano, invitò Samantha Carter a procedere con l'esposizione dei fatti.
Tramite l'ausilio di apparecchiature fornite dai Tok'ra, il maggiore Carter ricostruì gli eventi che avevano causato la distruzione dell'avamposto e dei vari indizi che, anche ad un esame approfondito, avevano portato alla conclusione che il tutto fosse stato scatenato dalla fazione che loro chiamavano Arkonnen.
"Se qualcuno non ci avesse messo la pulce nell'orecchio" - disse Carter volgendo lo sguardo verso la posizione solitamente occupata da Daniel Jackson - "probabilmente saremmo attualmente coinvolti in una piccola guerra contro Caine ed i suoi."
Sul visore olografico furono visualizzate foto e particolari, assieme a schemi di componenti, o di ciò che ne restava, dell'ordigno che aveva causato morte e distruzione, analisi chimiche e progetti in varie lingue aliene e confronti con l'altro ordigno inesploso.
"Ecco" - concluse Samantha Carter - "come potete vedere l'ordigno ad una profonda analisi risulta un patchwork di varie tecnologie e, visto che tale retroingegneria è di chiara origine terrestre..."
"...l'N.I.D. ha colpito ancora" concluse O'Neill.
Prima che le guardie potessero intervenire Jack O'Neill si portò di fronte a Simmons.
"Bonjur mon colonnel" disse Simmons per nulla turbato da O'Neill.
"Allora Simmons, stavolta che scusa tiri fuori per coprire i tuoi capi?"
"Ottavo Protocollo, colonnello O'Neill" rispose Simmons mentre le guardie allontanavo O'Neill.
"E cosa sarebbe questo codice?" chiese Hammond.
"Non posso dire altro, già il solo fatto che sappiate di questo mi obbliga a fare in modo che veniate messi in condizioni di non nuocere."
"Simmons" - urlò O'Neill - "mi fate sembrare simpatici i Goaul'd, le sue minacce di morte mi hanno stufato."
"Colonnello, le mie non sono minacce: essere messi in condizioni di non nuocere significa che dovreste fare una lunga vacanza. E non dirò altro."
Il dottor Montalcini, rimasto spettatore dell'evolversi della situazione, si alzò e si avvicinò a Simmons, non senza aver tranquillizzato i presenti sulle sue intenzioni.
"Frank" - disse rivolgendosi a Simmons - "...si vis pacis, para bellum."
"Dottor Montalcini! Non le permetto di andare oltre" - rispose paonazzo il membro dell'N.I.D.
"Dottore, vada avanti" - disse Hammond - "non si preoccupi delle minacce di Simmons, ci spieghi..."
Il dottor Montalcini riprese il suo posto e, senza distogliere il suo sguardo da Simmons, riprese a parlare.
"Si vis pace, para bellum. Se vuoi la pace, prepara la guerra. Questo è il succo dell'ottavo protocollo che Simmons e i suoi superiori hanno preparato, adattando le farneticazioni di un imperatore paranoico al presente."
Montalcini spiegò quindi che all'interno dell'N.I.D. era stata creata una task force di studiosi che erano incaricati di gestire uno scenario da giudizio universale: la distruzione totale dei mondi dello Stargate per mezzo di armi chimiche, nucleari e batteriologiche.
"Dovete capire" - continuò Montalcini - "che anche se siamo d'accordo sul fine dell'N.I.D., quelli del mio gruppo, dell'ottavo protocollo per intenderci, sono fermamente contrari ad un genocidio multiplo su scala galattica.
Sì certo, all'inizio il lavoro fu distribuito tra le varie sezioni sparse nei vari punti di controllo dell'N.I.D. ma, nell'epoca dello Stargate e delle comunicazioni globali, mettere un immunologo assieme a me, che sono uno specialista di genetica dei virus, fa sorgere qualche sospetto.
"Dovevamo uccidervi tutti" disse Simmons.
"Dovevate? Il progetto si era ingigantito in modo tale che neppure un idiota avrebbe creduto ad un incidente se aveste messo a tacere tutte le persone coinvolte."
Montalcini riprese il discorso raccontando di come la scoperta di Babel si fosse rivelata una soluzione incruenta al problema interno all'N.I.D. e di come all'interno dell'ottavo protocollo si fossero creati dei comportamenti tali da garantire la sopravvivenza di buona parte delle persone coinvolte in caso di "incidente."
"Simmons, i suoi informatori non lo sapevano, non ci siamo più riuniti tutti assieme e, per voi, l'unica soluzione era radere al suolo il pianeta Babel perché sapevate che anche un solo sopravvissuto avrebbe rivelato il vostro piano."
Il dottore continuò raccontando di come, in mezzo alle vittime dell'attentato, ci fosse anche suo figlio e sua moglie, e della decisione sofferta di rivelare i giochi, maturata davanti alle rovine fumanti del luogo distrutto, qualora avesse avuto la certezza del coinvolgimento dell'N.I.D.
"Ero deluso dall'apprendere che il C.S.I. aveva scoperto che la causa dell'esplosione era di origine locale, per una volta mi era sembrato che le castagne dal fuoco le avessero levate gli altri. Grazie a voi ho scoperto la verità e sono disposto a dirvi tutto."
Il generale Hammond prese atto delle dichiarazioni di Montalcini e fece scortare Simmons dalla polizia militare fuori dal locale.
"Frank, stavolta sarai tu a farti una lunga vacanza a spese del governo" disse O'Neill.
"Manca una cosa prima di concludere la riunione" il generale Hammond indicò il maggiore Carter.
"Sì generale" rispose Sam che inizio una breve descrizione degli eventi che avevano portato all'involontaria colonizzazione di Babel.
Carter ricostruì il naufragio della razza che, seppure in due fazioni, popolava il pianeta: una nave Goaul'd, giunta nell'orbita del quarto pianeta, sperimentò le peculiarità del posto. Il Goaul'd che si faceva chiamare Adama si sciolse letteralmente e i Jaffa riuscirono a far atterrare la nave sul pianeta nonostante fossero preda dei sintomi delle "correnti dello spazio". Dopo il naufragio i Jaffa non sopravvissero a lungo, e gli schiavi che erano a bordo si divisero in due fazioni: una che voleva nascondersi per non incorrere nell'ira dei Goaul'd ed un'altra che intendeva far sopravvivere gli usi e costumi in attesa che i Goaul'd venissero a riprenderli iniziando così un conflitto che si protrasse quasi senza vittime per secoli.
I due rappresentanti presenti si guardarono e capirono finalmente che la loro faida non aveva ragione di esistere
"Sarà lunga" - disse Abel stringendo con riluttanza la mano di quello che sin da piccolo era stato considerato dalla sua gente come il nemico - "ma grazie anche a voi proveremo a chiudere questa inutile e lunga battaglia."
"Anche io" - rispose Caine - "sono grato per averci illuminati e mi impegnerò solennemente a chiudere i nostri dissapori."
"Dottore?" - disse Hammond rivolto a Montalcini - "Lei che intenzioni ha? Potrebbe dar loro una mano assieme alla squadra... per una volta costruisca la pace, come dire, si vis pacem, para pacem."
Il dottor Montalcini annuì e si avvicinò ai due antichi nemici a cui il caso aveva indicato la via della pace e assieme lasciarono la sala riunioni per ritornare su Babel e dare inizio al lungo lavoro che li attendeva.
Racconto scritto da Roland di Gilead
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